AltraPsicologia per l'ENPAP

Lettera aperta a Colleghi ed a Cultura e Professione

Postato da: il 6.05.2013 | 8 Commenti
Come trovare i soldi per far decollare la professione di Psicologo
Share Button

Tra soli due giorni, Mercoledì 8 Maggio, i nuovi consigli dell’ENPAP assumeranno ufficialmente i poteri.

Il Consiglio di Amministrazione (CdA) vede una netta maggioranza di AltraPsicologia, con 4 consiglieri su 5. Questo permetterà una gestione rapida ed efficace delle responsabilità di questo importante organo, che di fatto ha la gestione piena dell’ENPAP.

Il Consiglio di Indirizzo Generale (CIG) vede una situazione diversa: qui AltraPsicologia ha 21 consiglieri, Cultura e Professione ne ha 17, Costruire Previdenza –Aupi ne ha 6 e nessuno ha quindi una maggioranza autonoma.

Mentre il CdA è organo decisionale, il CIG è organo di indirizzo. Può orientare, facilitare e velocizzare il lavoro del CdA oppure ostacolarlo e rallentarlo, a discapito degli iscritti. Un CdA ed un CIG che viaggiassero all’unisono, in modo condiviso e partecipato, ovviamente, riuscirebbero a produrre il miglior risultato per i colleghi.
Con la responsabilità che ci compete per avere il maggior numero di consiglieri rappresentiamo la nostra disponibilità a collaborare per creare anche in CIG una maggioranza responsabile, credibile e lungimirante.

Nel rispetto della trasparenza che ci contraddistingue rappresentiamo, al contempo, la nostra assoluta indisponibilità a chiedere appoggio alla componente Costruire Previdenza-Aupi, che fa riferimento alla passata amministrazione dell’Ente, che tanto abbiamo criticato e rispetto alla quale non sentiamo di condividere assetti programmatici plausibili.

In tal senso, Cultura e Professione rappresenta la logica scelta di collaborazione, che comunque consentirebbe di ricompattare per la prima volta il voto dei liberi professionisti nelle istituzioni di categoria. Riteniamo esistano spazi di convergenza possibili tra i nostri programmi, tali da consentire un governo credibile e fluido dell’ente a tutto vantaggio degli iscritti.

Questa posizione e le sue declinazioni concrete abbiamo voluto rappresentarle nei giorni scorsi ai referenti di Cultura e Professione. Proponiamo una collaborazione che passa attraverso prime azioni concrete:

  • una definizione comune dell’agenda di lavoro per il primo anno;
  • un collegio dei sindaci realmente di garanzia, con presidente e vicepresidente di nomina ministeriale;
  • la condivisione di coordinatore e segretario del Consiglio di Indirizzo per poter formulare un lavoro comune nel rispetto delle reciproche diversità e del diverso peso elettorale;
  • la costituzione di un Ufficio di Presidenza per rendere fluidi e trasparenti i rapporti fra Consiglio di Amministrazione e Consiglio di Indirizzo Generale.

Su questi punti la nostra apertura è chiara e totale ma non vogliamo un accordo ad ogni costo.

Nella riunione di insediamento il CIG sarà chiamato ad eleggere sia il Segretario CIG che il Coordinatore, le cariche che hanno la maggior parte dell’onere di far funzionare bene il CIG, e sulla nomina delle cariche si individuerà quale maggioranza si andrà a formare.

Ora la scelta sta ai colleghi consiglieri che fanno riferimento a Cultura e Professione.

La loro indisponibilità, assieme ad un qualsiasi accordo con i residuali seguaci di Arcicasa/AUPI, oltre che tradire lo spirito del mandato degli elettori, creerebbe le condizioni per una difficile governabilità del Consiglio di Indirizzo per i prossimi quattro anni, rallentando di molto le necessarie trasformazioni di cui il nostro ente previdenziale ha bisogno e penalizzerebbe ancora i colleghi che hanno invece bisogno immediato di risposte concrete.

Invitiamo quindi i consiglieri di Cultura e professione a valutare seriamente una sinergia in CIG, utile a governare al meglio l’ENPAP e ad affrontare con piglio e determinazione le molte sfide che ci attendono.

Ci appelliamo ad ogni singolo consigliere affinché possa fare con serenità una scelta di coscienza. Siamo stati eletti a servizio degli iscritti e non a servizio di parti politiche.

Pubblichiamo questo comunicato sia per esplicitare a chi ci ha votato lo scenario con cui si apre il nuovo ciclo ENPAP, non negando le criticità del caso, sia per offrire ai colleghi di Cultura e Professione l’ulteriore impegno di una affermazione pubblica della nostra volontà di partecipare al CIG in uno spirito costruttivo, centrato esclusivamente sull’interesse degli iscritti e pienamente collaborativo, sempre che ci sia consentito.

 

I Consiglieri di AltraPsicologia eletti nel CIG

Share Button

Tag:

8 Commenti

  1. Roberto Sbrana
    8 maggio 2013

    E’ in momenti come questo che si misurano le capacità politiche, gestionali e di buon senso delle forze in campo. Tra il dire e il fare c’è sempre stato di mezzo il mare. E’ di tutta evidenza che, a mio modestissimo parere, sarebbe quanto mai opportuno, intelligente e corretto che i colleghi di Cultura e Professione capissero e condividessero le responsabilità con AP. Però non li possiamo obbligare e, quindi, valuteremo le loro scelte e ce le ricorderemo al momento opportuno.
    Non passano così spesso treni di questo genere, in cui c’è la possibilità concreta di contrastare il potere dei dipendenti pubblici nella previdenza dei liberi professionisti. C’è caso che non passi mai più. Saremo attenti e vigili. Roberto Sbrana, psicologo ligure

    Commenta
    • giuseppe
      9 maggio 2013

      non capisco quale sia il potere dei pubblici dipendenti che bisogna contrastare, se me lo spieghi per favore. sono un collega dipendente che sta per scegliere la libera professione e mi interessa questo aspetto, anche in funzione di un agire comune così come fanno i medici in questi casi.
      dovremo imparare da loro, e difendere di più la nostra categoria a prescindere dal tipo di cintratto di lavoro, e non creare pseudo appartenenze a gruppi diversi.

      Commenta
      • Roberto Sbrana
        17 maggio 2013

        Caro Giuseppe, anch’io sono stato dipendente pubblico (per 31 anni 31); ora sono lib.prof. e sono contento che siano i Liberi Professionisti a gestire la Cassa di Previdenza degli psicologi che fanno prestazioni libero professionali. Non sono uno che “crea pseudo appartenenze a gruppi diversi”, come dici tu (senza peraltro sapere nulla di me e del mio modo di operare), anzi: troverei simpaticissimo che il Diavolo andasse a cena con l’Acqua Santa.
        Il fatto è un altro.
        Ed io non mi sto esponendo per me, che so di essere un privilegiato che è andato in pensione al massimo della carriera e col sistema retributivo e che fa lib.prof.perchè si diverte: ho un figlia psicologa e avrei piacere avesse da vecchierella una pensione decente. Tutto qua.
        Il cartello dei dipendenti pubblici che gestiva l’ente non riusciva ad essere attentissimo alle esigenze dei liberi professionisti, non perchè fossero cattivi d’animo, ma perchè un dipendente pubblico non può sapere le esigenze di un libero professionista. Qui non si tratta di dividere, ma di valorizzare le rispettive competenze ed esigenze: non troveresti ridicolo che al prossimo rinnovo di contratto della sanità fosse seduto al tavolo uno psicologo libero professionista che non ha mai lavorato in un’ASL?
        Auguri per la tua nuova attività: abbiamo in mano il più bel mestiere del mondo. Roberto Sbrana, psicologo ligure

        Commenta
    • Luca Pezzullo
      11 maggio 2013

      Purtroppo, caro Roberto, per riprendere la tua bella frase “non passano così spesso treni di questo genere”, Cultura e Professione deve aver guardato l’orario ferroviario sbagliato.

      Ha preteso e imposto di avere sia Coordinatore che Segretario; e poi ha candidamente annunciato che, comunque, non intede condividere la responsabilità di co-gestione del cambiamento dell’Ente, definendo la nostra sincera proposta di collaborare insieme come… un “tradimento degli elettori” (si, l’hanno scritto davvero…).

      Che dire ? Noi ci abbiamo energicamente provato, ad avviare una logica nuova di collaborazione e trasparenza; ma evidentemente qualcuno ama troppo le logiche vecchie.
      Peccato; nei prossimi mesi vedremo quindi chi si rimboccherà davvero le maniche nell’interesse degli iscritti, e chi invece preferirà stare alla finestra del cambiamento in corso.

      Commenta
      • Roberto Sbrana
        17 maggio 2013

        Secondo me se non riusciremo a far fronte comune non andremo da nessuna parte.

        Commenta
        • Luca Pezzullo
          20 maggio 2013

          Caro Roberto,

          che dire, oltre che condivido in pieno ? :-)

          Fare fronte comune – pur nel rispetto delle reciproche differenze – per realizzare insieme obbiettivi condivisi e di interesse collettivo, è l’unica via che vedo perseguibile per la politica professionale. Ed era quello che avevamo apertamente (e seriamente) proposto a Cultura e Professione, rimanendo purtroppo molto delusi dalla risposta ricevuta.

          Adesso speriamo che anche i colleghi che hanno sentito questo forte bisogno di rimarcare la propria identità in chiave autocentrata realizzino che, se si è in due su una barca, bisogna remare in maniera coordinata… altrimenti si rimane tutti quanti fermi, girando in tondo.

          Ma sono per natura ottimista, quindi vediamo i prossimi sviluppi una volta prese le misure…

          Commenta
  2. Ersindo Nuzzo
    6 maggio 2013

    Il momento di inzio consiliatura definisce un po’ quello che uno vuole <>, con chi stare, quale ruolo vuole giocare per interpretare al meglio il mandato ricevuto.

    Dal mio punto di vista,vengono prima gli elettori cioè gli iscritti.

    E dopo quattro anni costellati di episodi anche gravi, dopo il danno concreto e d’immagine che è stato inferto alla categoria, abbiamo tutti bisogno solo di grande senso di responsabilità.
    Il tutto alla luce del sole.

    Commenta
  3. Luca Pezzullo
    6 maggio 2013

    Le situazioni molto complesse, come quella dell’Ente, richiedono una convergenza seria di tutte le “forze di buona volontà”, per costruire un percorso di gestione il più possibile condiviso dei problemi che purtroppo la categoria si trova ad affrontare.

    Speriamo tutti sinceramente che Cultura e Professione voglia responsabilmente condividere questa necessità, e partecipare attivamente alla costruzione, insieme con AP, di un “ENPAP 2.0″…

    Commenta

Lascia un commento